Il presente progetto si è sviluppato a partire dalla visione di un video della nota giornalista Lorella Zanardo, che mette in luce il poco rispetto verso le donne nella comunicazione persuasiva.

Abbiamo potuto constatare che le donne, le donne vere, stanno scomparendo dalla TV, sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante.

Questo fenomeno purtroppo non è limitato al mondo degli adulti, ma si estende anche a quello dei bambini, che vengono adultizzati e 'sessualizzati' da parte della pubblicità dei marchi di moda. Che si parli di TV, radio o giornali, la figura del bambino riesce sempre ad occupare il centro della scena, a catturare l'attenzione. Il messaggio di cui il bambino è testimonial nello spot pubblicitario difficilmente può essere contrastato o rifiutato, perché l'infanzia rappresenta l'incapacità di mentire e, in quanto tale, veicola la bontà e la genuinità dei contenuti pubblicitari.

Abbiamo realizzato la parte centrale di questo progetto sottoponendo a interviste alcuni adulti - genitori o insegnanti - i quali, nonostante il successo di queste pubblicità, hanno espresso il loro disappunto e la loro incredulità. Quello che segue è quanto abbiamo raccolto.

Questo lavoro è anche reperibile in rete nel nostro blog, all’indirizzo http://ilcorpodellebambine.blogspot.it/, dove è possibile lasciare i vostri commenti.

Gli studenti della classe 4aD del Liceo Scientifico “A. Pacinotti” di La Spezia

lunedì 22 aprile 2013

PERMETTEREBBE AI SUOI FIGLI DI POSARE PER PUBBLICITA' COME QUESTE?


S., 41 anni, donna:


Assolutamente no.


M., 50 anni, donna:
No. Sarebbe un’offesa per mia figlia e per me in quanto madre.
R., 55 anni, uomo:
Assolutamente no!
A., 40 anni, donna:
Per pubblicità come queste no, le manderei se fossero rappresentate come bambine.
G., uomo, 43 anni:
Premetto dicendo che, quando si è genitori, il proprio figlio lo si vede sempre bellissimo e sarà molto difficile che un’azienda pubblicitaria ti interpelli e ti faccia qualche proposta. Spesso sono gli amici o i conoscenti che ti consigliano e ti spingono a lasciar fare pubblicità a tuo figlio; la scelta, dunque, parte solo ed esclusivamente dai genitori ed io credo che non manderei mai foto di mio figlio a nessuna casa pubblicitaria. Nel caso però arrivasse una richiesta diretta, forse potrei anche pensarci ma a una sola condizione: i bambini devono vivere lo spot come se fosse un gioco e non devono essere sottoposti a ritmi e situazioni stressanti. La mia risposta però sarebbe diversa se mio figlio, a un’età maggiore di questa, mi chiedesse esplicitamente di fare pubblicità. In questo caso non lo spingerei ma neppure lo ostacolerei, perché potrebbe anche rivelarsi un’esperienza positiva.
D., 33 anni, uomo:
Per la maggior parte delle foto assolutamente no e altre preferirei di no.